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Non avevano un cazzo da fare e hanno visitato *loading* volte il blog del militante
IL MILITANTE E IL CINEMA
Non sono un cinefilo. Non chiedetemi se ho visto “Nascita di una Nazione” o “Intolerance”. Non li ho visti. Non chiedetemi cosa ne penso di “Cabiria” di Pastrone. Non saprei che cazzo rispondervi. Non sono un tipo da cineclub. Però con il cinema ho sempre avuto un legame forte. Da quando mio padre, la domenica pomeriggio, scarrozzava i suo cinque figli in giro per Ancona, con la sua Fiat 128 blu. Quando stremato si rifugiava al cinema e ci piazzava in seconda fila, perché diceva - “davanti si vede meglio” - e lui dietro a metà sala, finalmente rilassato a fumarsi una sigaretta, quando le sigarette al cinema si potevano ancora fumare. Quanti di voi possono dire di aver visto tutti gli spaghetti western degli anni ’70 al cinema? Io posso dirlo. Chi può dire di voi di aver visto due volte di seguito “Ben Hur” al cinema parrocchiale? Io posso dirlo. L’amore per il cinema non si inventa da un giorno all’altro. Si costruisce piano piano, di giorno in giorno, attraverso una gioiosa e costante frequentazione delle sale. Ecco allora che sin da quando sei piccolo la visione di un film diventa un piacere. Ma non solo la visione, anche il prima, la coda per il biglietto, l’entrata in sala, con quel misto di felicità ed eccitazione, la scelta del posto e finalmente il buio in sala, la magia del cinema ha inizio. Anche il dopo. Quella fiumana di gente che esce dalla sala e si scontra con quelli che vogliono entrare e spingono per prendere i posti migliori. Si parla del film mentre si esce dal cinema. Si commenta, si cerca di chiarirne i punti oscuri o i passaggi più significativi. Bello.
Con l’età ho avuto l’esigenza di approfondire la mia conoscenza della Settima Arte. Sapere cosa c’era dietro la costruzione di un film. L’idea, il soggetto, la sceneggiatura, la produzione, lo studio delle inquadrature, i piani di ripresa. Per capire e apprezzare meglio un film.
Anni ’80 e ’90. Una costante presenza nelle storiche sale cinematografiche di Ancona. Molte delle quali non ci sono più. Metropolitan, Marchetti, Goldoni. Ora c’è la Multisala. Triste. Squallida. Ieri sono stato per la prima volta ad una di queste. Fai il biglietto e ti trovi davanti il giovane in divisa, che armeggia al computer per assegnarti il posto. Ma dove sono le vecchie bigliettaie di una volta. Come quella del Marchetti che aveva chiesto a mio padre: “Quanti anni ha il bimbo? Se ha più di 6 anni paga ridotto”. E mio padre gli dice “il bimbo ha cinque anni e mezzo”. E poteva essere benissimo perché da bambino ero gracilino gracilino. Ma la bigliettaia mi guarda sorridendo e mi dice “quanti anni hai piccolino?” e io gli dico tutto orgoglioso: “sei anni e mezzo Signora”! Ma come al solito sto divagando. Stavo parlando di ieri. Alla nuovissima e fiammante Multisala di Ancona. Alla fine della proiezione mi dirigo verso l’uscita, che in realtà era solo l’entrata perché, mi dice un giovanotto robusto con l’auricolare che sembrava un buttafuori, si esce dall’altra parte della sala. Non lo sapevo. Quando andavo al cinema, mi sembra mille anni fa, si entrava e si usciva dalla stessa porta della sala. Scusate. Cercherò di adeguarmi al progresso. Sta di fatto che ieri ho visto un film, un bel film, in una saletta piccina piccina, con uno schermo minuscolo. E no cazzo! Quando decido finalmente di andare al cinema voglio una sala degna di questo nome! Dove cazzo sono le vecchie sale di una volta, con quegli schermi giganti, con la platea e la galleria, senza quei merdosi posti già assegnati. No, io vorrei sedermi dove cazzo mi pare! Scusate lo sfogo. Ho detto cazzo troppe volte. Splinder potrebbe offendersi. Mi ricompongo. Però mi dicono che la multisala una bella sala grande ce l’ha. Ma è riservata ai film di cassetta. Se mi guardavo l’Uomo Ragno invece che l’Amore Ritrovato di Mazzacurati avrei avuto l’onore di sedermi nella sala grande. Se vuoi vedere il film del piccolo (piccolo?) regista italiano devi accontentarti della saletta.
Adesso direte voi, il Militante ce l’ha proprio a morte con i Fast Food. Ma ieri la Multisala Goldoni di Ancona, la bellissima, nuovissima, ipertecnologica multisala Goldoni di Ancona mi è sembrata un Fast Food, dove invece degli hamburger ti servono il cinema ma con la stessa impersonalità e lo stesso menefreghismo. Consuma e levati subito dai coglioni che abbiamo molto da fare. Prego signori uscite subito dalla sala che inizia immediatamente il prossimo spettacolo. Ma forse sono troppo sentimentale. Gli anni passano, le cose cambiano and the show must go on. Però il piacere di essere tornato in sala e aver visto un bel film voi, nuovi imprenditori rampanti dell’industria cinematografica, non siete riusciti a rovinarmelo completamente. Ve l’ho detto, ho visto l’ultimo di Mazzacurati. Ero partito per vedere l’Uomo Ragno – come consigliato dal Rattino – ma arrivato alla multisala in cartellone c’erano anche Mazzacurati e Amelio. La scelta tra i due è stata difficile ma è stata una buona scelta. Volevo parlare anche del film. Ma ho scritto troppo e poi le recensioni non le so fare.
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